Il mondo si sta orientando verso l’efficienza energetica: questa tematica tocca in particolar modo le aziende, che cercano di trovare un punto di incontro tra il risparmio e l’ambiente.
Stiamo osservando dei cambiamenti netti rispetto al passato con un’apertura verso le fonti rinnovabili e persino le comunità energetiche. Si parla di autoconsumo, di sostenibilità, di occasioni concrete per fare la differenza per il nostro pianeta.
Al di là dell’interesse tuttavia dobbiamo tracciare una linea netta: ad oggi esistono obblighi importanti da non sottovalutare, vista anche la presenza delle cosiddette aziende energivore. Facciamo il punto della situazione.
Il mercato dell’energia per le aziende italiane
Rispetto al passato, il nostro mondo è ormai globalizzato: la produzione non si ferma quasi mai e questo significa che c’è un uso intenso delle fonti energetiche. Per rispondere alla domanda dei consumatori, le imprese mandano avanti processi produttivi ma si ritrovano a un bivio: i costi sono significativi e al contempo la sfida alla sostenibilità è appena iniziata.
Guidate in particolar modo dalla transizione energetica verso le fonti rinnovabili e l’introduzione della digitalizzazione, le aziende fanno fronte a normative europee molto stringenti in merito all’inquinamento e al consumo di energia.
Dobbiamo inoltre considerare che questo settore è sempre stato influenzato da altri fattori: le oscillazioni dei costi mettono in difficoltà le aziende quanto i cittadini privati. Al contempo, l’Unione Europea chiede una riduzione delle emissioni e l’adozione di pratiche più sostenibili sul lungo termine.
L’obbligo di diagnosi energetica
Uno dei primi step fondamentali è la diagnosi energetica, ovvero comprendere quanto effettivamente consumi l’azienda. Vige anche un obbligo a tal proposito: le grandi imprese e le imprese energivore, oltre ad alcuni soggetti industriali definiti dal decreto legislativo 102/2014, sono tenute a verificare i propri consumi.
L’obiettivo non è mettere in difficoltà le aziende bensì promuovere la conoscenza e ampliare il concetto stesso di responsabilità. Tra i principali obiettivi di questa diagnosi troviamo infatti la possibilità di valutare i consumi effettivi e l’occasione di individuare eventuali aree di intervento.
L’analisi è finalizzata sul fronte energetico e prestazionale, così da rivedere il modello aziendale e da inquinare meno ma al contempo risparmiare. Del resto ogni azienda ha un proprio fabbisogno energetico: per quelle poi definite energivore talvolta non è facile trovare un punto di incontro tra la produttività, la sostenibilità e i costi.
L’investimento nelle fonti rinnovabili
Se il primo passo verso un migliore efficientamento energetico è la diagnosi, il secondo è comprendere come effettivamente intervenire. Dopo aver verificato i propri consumi e analizzato la produzione, arriva il momento di prendere una decisione.
Molte aziende italiane hanno già scelto di investire nelle fonti rinnovabili, sebbene siamo ancora lontani dal raggiungere un obiettivo comune. Tra tutte le fonti spicca sicuramente l’energia solare, che si può produrre mediante l’installazione di impianti fotovoltaici. Una soluzione molto redditizia per le imprese che puntano a una forma di autoconsumo.
È stata proprio la digitalizzazione che ha permesso di avere un occhio sempre fisso sulle proprie prestazioni. Il trend è in costante crescita da diversi anni: con i sistemi di monitoraggio e l’investimento nelle fonti rinnovabili si punta a un modello organizzativo che mette alla base l’efficientamento energetico aziendale.
Richiesta in crescita per le consulenze
Forse è anche questo il motivo per cui sono in crescita le consulenze energetiche, non solo da parte delle grandi industrie, ma anche le PMI scelgono di investire nella sostenibilità sin da subito, così da accompagnare la crescita in modo funzionale senza grossi cambiamenti in futuro.
Tra le realtà che propongono questo servizio c’è Eccum Energie, che è specializzata in consulenza energetica aziendale. Alla fine bisogna considerare che l’efficientamento energetico è un’opportunità ma rimane comunque una sfida.
Adattarsi e innovare non è sempre così facile soprattutto perché gli interventi non riguardano solamente il presente ma anche il futuro. Come anticipato, l’Unione Europea ha delineato un piano: questo significa che le aziende dovranno sempre gestire gli adempimenti e le scadenze, oltre che verificare nel tempo il proprio consumo con un controllo a 360°.
Il punto della situazione
Qual è allora il punto della situazione? Semplice: le aziende sono chiamate a rispondere ai requisiti minimi per quanto riguarda consumi e inquinamento, ma dall’altro lato però serve una maggiore stabilità e una propensione all’investimento tecnologico che non sempre è stata messa in atto, anche valutando l’assunzione di figure professionali ad hoc.
L’approccio e le modalità con cui devono essere previsti questi investimenti vanno necessariamente pensati al fianco di partner specializzati. Il processo decisionale non è affidato al caso ma a un’analisi, ai dati, al reale bisogno dell’azienda di poter far affidamento sulla propria continuità operativa.
La transizione 5.0, che prevede appunto di investire in tecnologie innovative per ridurre il consumo per un futuro più sostenibile, è ancora agli inizi per molte imprese: c’è un divario tra le grandi aziende, che in virtù degli obblighi hanno dovuto adempiere a determinati requisiti, e le PMI, che iniziano ad aprirsi verso un nuovo modo di intendere il business.
